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I luoghi della storia

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La posizione geograficamente marginale della città non l’ha risparmiata dalle grandi tragedie che hanno attraversato la società, anche nell’ultimo secolo. A Trieste ci sono in particolare due luoghi che sono la forte eco dei crimini contro l’umanità più efferati e più tristemente noti che hanno caratterizzato la storia dell’Europa del 1900: la Risiera di San Sabba, centro di smistamento degli ebrei da parte dei nazisti, e la Foiba di Basovizza, luogo di esecuzioni sommarie di militari e civili da parte delle truppe jugoslave di occupazione.

La Risiera di San Sabba
Via Giovanni Palatucci, 5

Stabilimento per la lavorazione del riso costruito nel 1913, dopo l’8 settembre 1943 venne trasformato dai nazisti in campo di prigionia, corrispondente al nome di Stalag 339. Qui venivano raccolti e smistati i beni razziati, i prigionieri e i deportati. Dal giugno del 1944 all’aprile del 1945 fu attivo anche il forno crematorio. Per cercare di distruggere le prove degli eccidi avvenuti nell’unico campo di sterminio italiano, i tedeschi in fuga fecero saltare buona parte della risiera che, dopo un’opera di restaurazione, divenne museo civico nel 1975. Dal 1965 è monumento nazionale. Nell’edificio a tre piani si possono visitare la cella della morte, dove venivano stipati i prigionieri destinati a essere uccisi nel giro di poche ore, e i laboratori di sartoria e calzoleria in cui erano impiegati i detenuti. Nel corso della visita sono visibili anche le celle di prigionia. Si calcola che furono uccise qui tra le tremila e le cinquemila persone.

La Foiba di Basovizza

Non è l’unica foiba, ma sicuramente la più tristemente nota. Si trova sulla strada che dal paese di Basovizza porta a San Lorenzo. La cavità è un pozzo artificiale scavato all’inizio del Novecento per lo sfruttamento di una vena di carbone e poi abbandonato. Nella primavera del 1945 divenne luogo di esecuzioni di prigionieri, militari e civili, da parte delle truppe di occupazione jugoslava. Migliaia di cadaveri vennero buttati nella voragine, allora profonda 200 metri. A volte i prigionieri venivano legati tra loro e, ancora vivi, gettati nel pozzo. Data l’impossibilità di recuperare le salme, nel 1959 l’imboccatura della foiba fu chiusa e il luogo dichiarato monumento nazionale nel 1992.

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