Trieste di Umberto Saba
Ho attraversato tutta la città.
Poi ho salita un'erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.
Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest'erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all'ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l'ultima, s'aggrappa.
Intorno
circola ad ogni cosa
un'aria strana, un'aria tormentosa,
l'aria natia.
La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.
Umberto Saba, nato a Trieste dove visse gran parte della sua vita, amava la sua città e ne fece uno dei temi a lui più cari nelle sue opere. E questo amore non era dato semplicemente dal fatto di essere nato in questa città, ma dalle sue peculiarità: la sua gente, i suoi spazi, i suoi colori, le sue vie.
Da Trieste a Città vecchia, molte sono le opere dedicate alla sua città. Qui, precisamente in via San Nicolò, Saba gestiva una piccola libreria antquaria, aperta ancora oggi.
Una statua che lo raffigura a passeggio per la città incontro alla bora è sita in via Dante Alighieri e fa del poeta un triestino sempre presente tra i suoi concittadini.