L'accostamento Bora e Trieste è un grande classico. E a ragione.
Il freddo vento del Nord che molto spesso soffia in città e nelle valli circostanti, fa parte della storia e degli aspetti sociali della città. I triestini la amano, porta loro vivacità e senso di appartenenza, anche se spesso è foriera di danni e disagi.
Arriva all’improvviso l’illustre cittadina, con raffiche forti che fanno volare via le tegole dai tetti, ribaltano i motorini parcheggiati in strada e fanno perdere l’equilibrio mentre si cammina. Poi si ferma, per un momento, illude che sia andata via, ma torna, di nuovo improvvisa e forte.
Può durare così per qualche giorno (la tradizione vuole che la Bora soffi sempre un numero di giorni dispari: o uno o tre o cinque...) o anche per settimane. Può essere chiara o scura (bianca o nera): nel primo caso arriva con il bel tempo, nel secondo porta mal tempo, cielo coperto, pioggia o neve e una montagna di ombrelli rotti nei cestini distribuiti in città.
Perché è così forte e perché proprio a Trieste? Perché soffia da Est o Nord Est verso il mare e trovando l’ostacolo delle Alpi e delle Prealpi Giulie, le masse d’aria si infilano nei pertugi che trovano aperti, che diventano le uniche vie di accesso e conferiscono all’aria velocità che, una volta in città, è ai livelli più alti.
La Bora soffia più o meno tutto l’anno, con dei periodi in cui è più frequente: dal tardo autunno all’inizio della primavera, nelle ore più fredde e con un movimento orizzontale e che spinge dall’alto verso il basso.